Il divieto del burqa che piace alle turiste arabe

Gli avversari dell’iniziativa contro la dissimulazione del volto che sarà messa in votazione il 7 marzo non sanno più cosa inventare per indurre i cittadini a votare contro la stessa. Essi sanno benissimo che il velo integrale islamico che copre il viso (burqa o niqab) non piace alla stragrande maggioranza degli abitanti del nostro bel Paese, compresi i musulmani che sono all’incirca 500’000 ( erano 12’000 nel 1970…). E allora cercano di far loro paura  affermandoi che qualora l’iniziativa fosse accettata i ricchi turisti provenienti dai Paesi del Golfo arabico diserterebbero la Svizzera e andrebbero a fare le loro vacanze altrove , causando gravi perdite finanziarie al settore turistico e alla nostra economia.

I valori contano di più dei soldi

Ammesso ma non concesso che ciò sia vero, gli svizzeri avrebbero una buona occasione per dimostrare che quando ci sono di mezzo valori importanti da difendere, come l’uguaglianza dei sessi, questi valori devono avere la precedenza rispetto al Dio denaro. Ma le paure diffuse da operatori turistici a cui interessano solo i soldi,  o da chi per motivi ideologici difende la “libertà” di indossare il burqa,  sono in ogni caso infondate.

 Ne abbiamo avuto  una prova già nel 2009 , quando gli svizzeri accettarono l’iniziativa che chiedeva di proibire la costruzione di minareti. Anche allora gli uccelli del malaugurio predicevano che i turisti arabi non sarebbero più venuti in Svizzera.  E invece non solo il loro numero non è diminuito ma nell’ultimo decennio è considerevolmente aumentato. Perché la Svizzera è un Paese troppo bello e perché i ricchi turisti arabi – che  sanno adattarsi più di quanto non si creda alle nostre leggi – ne apprezzano i paesaggi da cartolina , la  pulizia, i  prodotti di qualità  nonché le boutiques e le gioiellerie di lusso.

Le turiste arabe apprezzano il divieto del burqa in Ticino

In Ticino, dove il divieto del burqa è stato introdotto il 1 luglio 2016, il numero dei turisti arabi è dapprima leggermente aumentato rispetto alle 17’203 presenze registrate nel  2015 e poi è andato lentamente in diminuzione nei tre anni successivi . Va però detto che  i turisti arabi (13’195 nel 2019) rappresentano solo poco più dell’1% dei turisti che ogni anno visitano il Ticino ( 1’110’128 nel 2019) , per cui dal punto di vista puramente statistico il piccolo calo registrato non ha praticamente inciso sul totale e può dipendere da diversi fattori passeggeri .

Ciò che invece merita di essere messo in evidenza è che anche dopo l’introduzione del divieto del velo integrale i turisti arabi non hanno disertato il Ticino , e praticamente tutti rispettano senza problemi il divieto. Del resto l’ambasciata dell’Arabia Saudita in Svizzera , con un messaggio pubblicato su Twitter                                                         ( https://francais.rt.com/international/21993-lambassade-darabie-saoudite-rappelle-loi ), aveva invitato i suoi cittadini  a rispettare la legge ticinese per non causare dei problemi : esattamente come, nel segno della reciprocità,  devono fare i turisti svizzeri quando si recano nei Paesi musulmani.  

Nell’edizione di Le Matin dimanche dell’11 settembre 2016 la presidente zurighese del Forum per un islam progressista, Saïda Keller-Messahli , aveva dichiarato che diverse turiste saudite da lei incontrate le avevano confidato che la possibilità di muoversi nello spazio pubblico a volto scoperto in Ticino era stata per loro un’esperienza molto piacevole.  

“Alla scoperta della Svizzera a viso scoperto”

Molte di queste povere donne che per tutta la vita sono obbligate nel loro Paese a indossare il velo integrale hanno dunque apprezzato la “libertà provvisoria” di cui hanno potuto beneficiare proprio grazie a un divieto. E noi svizzeri , uomini e donne, che da qualche mese siamo obbligati a indossare una mascherina sanitaria a causa della pandemia di coronavirus , possiamo ben capire la loro gioia.  

Ecco dunque che un divieto generalizzato del burqa in tutta la Svizzera potrebbe mettere alla prova la creatività e la fantasia  dei nostri operatori turistici, i quali, invece di piagnucolare, potrebbero cogliere l’occasione per lanciare delle campagne pubblicitarie (per esempio : “ Alla scoperta della Svizzera a viso scoperto) destinate alle donne arabe che desiderano provare l’ebbrezza di muoversi nello spazio pubblico senza coprirsi il viso.  E ciò potrebbe anche aiutare le turiste musulmane ad emanciparsi nei loro Paesi.  

La legge è uguale per tutti

C’è chi sostiene che l’iniziativa avrebbe almeno potuto prevedere delle eccezioni per le turiste, e non solo  quindi per motivi inerenti alla salute, alla sicurezza, alle condizioni climatiche e alle usanze locali.  Per costoro non ha senso cercare di integrare nella nostra società delle turiste che non risiedono in Svizzera. Già, ma  essi dimenticano che l’obiettivo principale dell’iniziativa non è quello di facilitare l’integrazione delle donne che vogliono portare il velo integrale o che sono obbligate a farlo (questa semmai sarebbe solo  una positiva conseguenza) , bensì quello di difendere la nostra civiltà bloccando sul nascere la diffusione di un simbolo islamista di oppressione delle donne che minaccia le  condizioni del “vivere assieme” nonché la protezione dei diritti e delle libertà di chi nella nostra società democratica vuole che si viva a viso scoperto.

Questa scelta di civiltà  sarebbe vanificata se migliaia di turiste  potessero circolare liberamente nel nostro Paese con il volto coperto, creando oltretutto notevoli difficoltà di applicazione del divieto e una disparità di trattamento con le donne musulmane residenti in Svizzera. La legge deve essere uguale per tutti.

Giorgio Ghiringhelli

Membro del comitato dell’iniziativa costituzionale federale