Quei musulmani favorevoli al divieto del burqa

In Svizzera, contando anche i minorenni, vi sono circa 500’000 musulmani, di cui, secondo il sito “migraweb”, solo il 15% sarebbe praticante e frequenterebbe le moschee ( cfr. il Corriere del Ticino del 29.9.15). Dato che gran parte delle moschee sono gestite da correnti religiose misogine di stampo integralista (salafiti, wahabiti e Fratelli musulmani) le quali promuovono attivamente tutti i tipi di dissimulazione della donna, v’è da ritenere che in questi ambienti l’iniziativa “antiburqa” in votazione il 7 marzo non sia molto gradita : essa infatti intralcia la strategia di usare le donne velate come stendardo per rendere visibile nello spazio pubblico la progressione dell’islamismo.

“Il 99,9% dei musulmani non è favorevole al velo integrale “ …

Ma, a parte queste frange islamiste,  sembrerebbe che la stragrande maggioranza dei musulmani residenti nel nostro Paese non veda di buon occhio il velo integrale  che, come  sostiene la musulmana zurighese di origini tunisine Saïda Keller-Messahli ( presidente del Forum svizzero per un islam progressista) , “non ha nulla a che vedere con la religione ed è assolutamente inaccettabile perché, come tutti i tipi di veli promossi nell’islam, propaga l’idea discriminatoria secondo cui il corpo della donna è indecente e fonte di peccato per l’uomo”. Per lei il velo integrale è un simbolo dell’islam politico : un simbolo aggressivo non solo verso la società democratica svizzera ma anche verso le donne musulmane.

V’è chi teme che qualora l’iniziativa venisse accolta  i musulmani si sentirebbero respinti e stigmatizzati . Ma in un’intervista  pubblicata su “Le Temps”  del 28 gennaio scorso  questa signora musulmana, che da diversi anni denuncia coraggiosamente la crescente diffusione dell’islamismo nelle moschee svizzere,  ha risposto che “il 99,9% dei musulmani non è favorevole al velo integrale”. Beh, forse ha esagerato un pochino, ma intendeva dire che certi timori sono infondati e che la stragrande maggioranza dei musulmani sono bene integrati e non si sentono certo stigmatizzati dal divieto di un pezzo di stoffa dal significato misogino e sessista.

…Ma solo tre musulmani escono allo scoperto…

Semmai ci si potrebbe chiedere perché  questi musulmani moderati  non colgano l’ occasione per uscire dal loro silenzio e schierarsi apertamente a favore dell’iniziativa. Finora, a mia conoscenza, solo tre di loro – su mezzo milione – l’hanno fatto : la già citata Keller-Messahli, il biennese di origini algerine Mohamed Hamdaoui (eletto anni fa come socialista nel Gran Consiglio di Berna e passato poi alla fine del 2018 al PDC per contrasti di tipo ideologico con il PS ) e l’imam di Berna  Mustafa Memeti

Sull’altro fronte,  a dar indirettamente man forte agli  islamisti , si sono schierati a livello nazionale il PS, i Verdi e molti deputati dei Verdi liberali e del PLR ( fra cui i due rappresentanti ticinesi in Consiglio nazionale, Alex Farinelli e Rocco Cattaneo) e soprattutto le femministe rossoverdi , le quali ritengono che l’iniziativa sia “razzista, populista, discriminatoria e islamofoba.”

Critiche alla sinistra senza peli sulla lingua

Ma così non la pensano i tre summenzionati musulmani. “ Questi slogan – ha osservato Saïda Keller-Messahli nella citata intervista su “Le Temps” – dimostrano che la sinistra non ha argomenti da far valere e  non ha il coraggio di ammettere che nel caso in questione un comitato di destra ha sollevato un problema che  essa stessa avrebbe dovuto sollevare” . E ha aggiunto di essere delusa di vedere delle paladine dell’uguaglianza dei sessi che chiudono gli occhi sul velo integrale “per paura di farsi accusare di islamofobia”.  

Ancora più duro verso quello che allora era ancora il suo partito era stato nel 2018 il deputato Mohamed Hamdaoui, il quale in un’intervista pubblicata il 14 aprile di quell’anno su Le Temps aveva detto di ritenere “molto plausibile” che l’opposizione del PS a questa iniziativa fosse giustificata dal fatto che la stessa era stata lanciata da un comitato vicino all’UDC. “Sono persuaso – aveva aggiunto – che la sinistra sia in parte responsabile per la crescita dell’islamismo in Occidente, perché nell’intento di non favorire la crescita dell’estrema destra ha evitato di aprire un dibattito di fondo su questo fenomeno . E in tal modo rischia di perdere sui due fronti, perché da una parte l’estrema destra continua ad avanzare e dall’altra il dibattito sull’islam è sempre più presente fra la popolazione “.  Per Hamdaoui il velo integrale è unasaloperie ambulante”, ossia una “porcheria ambulante”  (ascoltate al minuto 8’14’’ il dibattito svoltosi il 2 febbraio 2021 alla trasmissione “Forum” della radio romanda :  https://www.rts.ch/play/radio/forum/audio/le-debat-interdiction-de-se-dissimuler-le-visage-quen-pensent-les-musulmans-?id=11925446) .

A dare indirettamente un’altra stoccata alle femministe rossoverdi  ci ha pensato l’imam Mustafa Memeti, che in un’intervista pubblicata negli scorsi giorni su “Der Bund” ha ribadito che il burqa non ha nulla a che vedere con la religione islamica e ha aggiunto che  l’iniziativa “è una sorta di salvagente per l’emancipazione delle donne nell’islam”.

In Ticino la Lega dei musulmani contraria all’emancipazione delle donne ?

In Ticino  i maggiori esponenti della religione islamica non hanno dimostrato lo stesso spirito moderno e laico dell’imam di Berna. Nel 2013, poco prima della votazione sull’iniziativa antiburqa approvata il 22 settembre dal 65,4% dei ticinesi, l’imam della Lega dei musulmani , Samir Jelassi Radouan, aveva dichiarato (cfr. “Le Temps” del 10 settembre 2013) che l’iniziativa era “irresponsabile e estremista”  perché “incoraggiava l’islamofobia mettendo in pericolo la pace sociale e religiosa”, e aveva ribadito che l’islam è una “religione di pace” e che la paura di un’islamizzazione della Svizzera era “insensata”. Dal canto suo il presidente della stessa  associazione, Slaheddine Gasmi, aveva dichiarato al Wall Street journal del 19 settembre 2013 che l’iniziativa “era un attacco all’islam”.  Forse sono proprio certe dichiarazioni di stampo integralista a incoraggiare l’islamofobia e a diffondere una giustificata diffidenza verso certi personaggi che a parole sostengono di operare a favore dell’integrazione dei musulmani nella nostra società, ma nei fatti…

 

Giorgio Ghiringhelli

 (promotore dell’iniziativa ticinese “antiburqa”)